Sembrava una barzelletta, una boutade, un flusso di coscienza. E, invece, Francesco Totti l'ha ridetto: «Torno a giocare in Serie A». E questa volta non ha smentito se stesso subito dopo. Apriti cielo. Tutti i calciofili si sono chiesti se sarà vero oppure no. Chissà, solo il tempo potrà dirlo. Intanto, l'ex leggenda non molla il colpo e provoca: «Non è uno scherzo. L'ho presa un po' seriamente, quindi vediamo. Una o due squadre ci sono. Vediamo la testa cosa mi dice, ma soprattutto il fisico. Vediamo come reagisce. La testa già conosce la risposta. Chissà il prossimo anno cosa ci riserverà». Una settimana fa aveva detto la stessa cosa derubricandola a battuta. Mentre ieri a Miami, durante l'EA World Legends Padel Tour, ha cambiato versione, salvo poi ridere e fare l'occhiolino al suo interlocutore: «Se mi vedrete prima in campo per le finali di questo torneo o in Serie A? Domanda difficile. Diciamo che faccio in tempo a fare le finali, sono a fine novembre (il 28 e 29 a Dubai ndr). Almeno due mesi di allenamento ci vogliono, i tempi sono quelli». Ma quanto può valere macchiare la propria storia? Qualcuno risponderebbe nemmeno tutto l'oro del mondo, altri farebbero il prezzo. Totti, a parole, sembra essere del secondo partito. Sta alimentando l'indiscrezione e non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro. È evidente che si tratti di un'operazione commerciale, perché non sarebbe competitivo anche se riuscisse a restare in campo per 20 minuti. Salvo qualche lancio preciso al millimetro o tiri da fermo chirurgici e potenti. Se accettasse le lusinghe di chi per affari fa i propri interessi, non sarebbe più il calciatore che in carriera ha vestito una sola maglia. Quella della Roma.
Francesco Totti e Noemi Bocchi sorpresi all'aeroporto: Tapiro d'oro al rientro da Miami
Grandi rifiuti
A pronunciare queste frasi è lo stesso uomo che rimandò indietro l'assegno in bianco di Florentino Perez che lo voleva al Real Madrid. E più recentemente, nel 2017, non ha ceduto alle tentazioni di club statunitensi e arabi pronti a ricoprirlo d'oro dopo il suo addio (obbligato) al calcio giocato. All'epoca i giallorossi onorarono il contratto da dirigente fatto dalla precedente proprietà Sensi. Due anni dopo lasciò quel ruolo per divergenze con gli uomini di Pallotta. Da lì in poi non è riuscito a ricoprire alcun ruolo nel calcio che conta, a cui sono seguiti il Covid, la morte del papà, una separazione dolorosissima con l'ex moglie e tanti (troppi) gossip. L'ultima trovata, forse anche per mettere mediaticamente in secondo piano il presunto flirt con Marialuisa Jacobelli, è quella di tornare a giocare in Serie A. L'immagine che vorrebbe restituire dopo queste dichiarazioni è quella del supereroe: l'ex calciatore che da 7 anni ha appeso gli scarpini al chiodo, si rimbocca le maniche trasformando il possibile in impossibile. Non un delirio di onnipotenza, ma probabilmente un grido al mondo del calcio per ricordare che lui esiste.
L'idea del Como
Grido che sembrerebbe aver ascoltato a Como, società dei fratelli indonesiani miliardari Hartono. Insieme hanno un patrimonio di quasi 50 miliardi di dollari. E non avrebbero problemi a pagare Totti per farlo allenare e giocare una manciata di minuti. Il loro club finirebbe su tutti i media del mondo sfruttando l'immagine di Francesco. Una mossa pubblicitaria planetaria. Totti diventerebbe così il giocatore più anziano ad aver calcato i campi della Serie A, mentre sulle rive del lago l'economia si impennerebbe. Francesco attirerebbe tifosi, curiosi e media. Sul web il suo ritorno diventerebbe virale, generando milioni di visualizzazioni w si venderebbero magliaia di magliette. Ma tutto questo è ben chiaro anche a Francesco che ha talmente tanto rispetto per il calciatore che è stato che alla fine rifiuterà anche questa offerta. Quel sorriso sornione a fine intervista dice molto di più di quanto è stato detto a microfoni accesi. Al contrario, se qualcuno dovesse convincerlo, resterà sempre un simbolo della Roma. Ma con un piccola macchia. Magari ci sarà un secondo addio al calcio, ma nulla di paragonabile al 28 maggio 2017 quando un popolo intero ha pianto per lui. Emozioni che ormai sono il passato e non rivivrà. Anche se tornerà a giocare.